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Stretching: lo fai nel modo giusto?

Consiglio sempre esercizi di allungamento muscolare, permettono di evitare lesioni e problemi cronici negli sportivi, aiutano il recupero post infortunio, rilassano muscoli ed articolazioni spesso sotto stress.  Ma esistono differenti tempi e modi di praticare lo stretching. Vediamo i due più semplici ed efficaci:

Stretching dinamico

Ideale per preparare il corpo all’attività successiva. I movimenti coinvolgono poche articolazioni e sono ripetuti più volte aumentando gradualmente l’escursione articolare. Una progressione ideale prevede l’attivazione di piccole articolazioni (falangi, polso, gomito, spalla..) per poi passare ad esecuzioni globali che richiamo i pattern di movimento propri della disciplina (squat, affondi, appoggi monopodalici…). Risulta, in questo modo, un maggiore afflusso di sangue verso la muscolatura maggiormente coinvolta, una corretta attivazione neuro muscolare perché si riproduce il gesto tecnico ed un miglioramento della flessibilità.
Prima di iniziare un allenamento diventa creativo e adatta lo stretching dinamico alle tue esigenze e ai tuoi limiti.

Stretching statico

E’ lo stretching codificato da Bob Anderson. Prevede il mantenimento di una posizione per 20-30 secondi senza avvertire dolore o eccesiva tensione. Si esegue al termine dell’allenamento quando la muscolatura è “calda” e permette una escursione articolare maggiore. L’allungamento si esegue sul muscolo agonista ed antagonista coordinandolo alla respirazione. Va ricercata la barriera motoria adeguando la posizione alle proprie possibilità senza molleggi e dolore.
Se praticato correttamente ed alla fine della pratica sportiva lo stretching statico aiuta a migliorare la flessibilità del sistema muscolo scheletrico, migliora la capacità di movimento e può prevenire traumi muscolari e articolari. Aiuta, inoltre, a ristabilire il normale ritmo cardiaco e respiratorio diminuendo la sensazione di fatica.